Anthes Aliberti: Rock, Karate e ambiente

Intervista VUMP ad Anthes Aliberti: Rock, Karate e ambiente

redazione VUMP

Intervista VUMP - Anthes Aliberti

Chi sei e cosa fai nella vita?

Ciao tutti. Mi chiamo Emiliano Aliberti, per gli amici Anthes, nome d’arte che ho scelto un bel po’ di tempo fa e che per me ha significato il passaggio da un momento cupo giovanile ad una rinascita e ad una crescita che continua tutt’ora.

Mi occupo di musica, arte e cultura, tematiche che approfondisco costantemente in vari contesti ed attività, sia sui social che nel mondo concreto.

Ho da poco iniziato il percorso universitario presso Unisa in Scienze della formazione primaria, con il desiderio di mettere davvero le mani in pasta per quanto riguarda la cultura partendo proprio dai più piccoli, quei più piccoli spesso ignorati nei loro bisogni fondamentali e che io considero invece, sotto molti aspetti, mie maestri.

Qual é dunque lo scopo dell'educazione nazionale?

"Piuttosto che individuare complesse interpretazioni teoriche, sarebbe meglio iniziare osservando il bambino che vi siede sulle ginocchia e chiedersi: come posso far sì che questo bambino conduca una vita veramente felice?"
(D. Ikeda, "L'educazione Soka”)

Musica

Come musicista milito in varie formazioni, tra le quali voglio citare per importanza i “The Nitroglycerine”, progetto rock inedito che condivido con cari amici e colleghi (Un saluto a Nico, Alfred e Frank), e la formazione “Queen Women Experience””, caloroso tributo a Freddie Mercury al femminile, diretto magistralmente dal maestro Francesco Chiariello.
Mi dedico, tramite la mia associazione BSide Music, alla propagazione del messaggio benefico del rock tramite una rock school che non vuole essere solo mero passaggio di conoscenze didattiche, bensì spazio creativo e di confronto partendo dalla musica e dalla creazione di valore, progetto che condivido con amici e colleghi, tra i quali voglio ringraziare la fortissima Anita Galdieri per lo sforzo e la passione.
Sto inoltre chiudendo un percorso durato tre anni di Musicoterapia e terapia non verbale, presso l’ Isfom di Napoli, con l’intenzione di sviluppare ancora di più le mie capacità musicali nel campo del sostegno e dell’aiuto all’altro.

Karate

Sono Istruttore di Karate Tradizionale presso Il Bushidokan Karate Club di Salerno, sotto il vigile ed attento sguardo dei Maestri Giovanni Maio e Luigi Aliberti, coadiuvato dai preziosissimi colleghi istruttori Francesco R. Cioffi e Gianluigi Volpe. In questo Dojo, luogo di pace ed armonia, coltiviamo i valori della vita e della condivisione tramite la pratica delle arti antiche che io amo definire non marziali ma “minervali”, in riferimento all’ archetipo richiamato dalla dea antica Minerva, in Grecia Atena, che rappresenta la capacità di essere scudo per proteggere e mai arma per offendere. Inoltre, come Dojo ed associazione sportiva, siamo parte sul territorio nazionale, grazie alla qualifica di Martial Art Teraphist ( MAT) del Maestro Luigi Aliberti, dell’ Associazione Kids Kicking Cancer (KKC) nata negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘90, la cui missione, Power Peace Purpose , è aiutare i piccoli pazienti oncologici ad aumentare la capacità di gestire il dolore e di affrontare cure e terapie, migliorando soprattutto il loro approccio psicologico ed emotivo alla malattia. Oggi migliaia di bambini in diversi Paesi del mondo hanno partecipato al progetto di Kids Kicking Cancer e l’Italia è il primo Paese europeo in cui opera.

Cultura

Infine, ma per me al primo posto per importanza, sono membro della Soka Gakkai Italiana, Istituto Buddsta che si occupa, oltre che di immergersi con spirito costruttivo e resiliente nelle tematiche sociali, di propagare largamente gli ideali di umanesimo buddista di Nichiren Daishonin, basati sulla recitazione di Nam myoho renge kyo e sull’incoraggiare le persone ad intraprendere una personale e profonda “Rivoluzione Umana”, una vera e propria educazione alla resilienza a beneficio di se stessi e degli altri.
Grazie a questa organizzazione ho potuto affrontare tante sfide personali e quindi non posso non ringraziare di cuore tutti i membri ed amici e soprattutto il Maestro Daisaku Ikeda per il suo continuo sostegno in questa pacifica lotta.
Ha davvero ragione, Sensei Daisaku Ikeda quando scrive “La rivoluzione umana in un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità.”

Secondo te la musica, l’arte e la cultura in generale, possono essere di aiuto all’ambiente?

No, non possono, assolutamente devono.
Questo secolo sarà decisivo per il genere umano, un secolo in cui è davvero necessario che chi si occupa a tutti i livelli di arte, cultura e musica esca dai castelli e templi dorati in cui spesso si ritira e si immerga nel fango del quotidiano, tra la gente comune, quella gente che nel suo caleidoscopio di bellezza e contraddizione è un tesoro preziosissimo, è il grande banco di prova di tante teorie, belle parole e buone intenzioni.
Trovo molto incoraggiante in tal senso, un verso di un brano degli Area, Gioia e Rivoluzione, in cui la voce potentissima del compianto Demetrio Stratos canta:

“Nei tuoi occhi c’è una luce
Che riscalda la mia mente
Con il suono delle dita
Si combatte una battaglia
Che ci porta sulle strade
Della gente che sa amare”.

Questo atteggiamento attivo è inevitabilmente collegato al sostegno del nostro pianeta, la nostra casa comune.
Dobbiamo scendere tra la gente e trasmettere i valori di rispetto e tutela di questo mondo, che, al momento presente, mi sembra l’unico che abbiamo a disposizione.

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I fondi raccolti serviranno prevalentemente per acquistare guanti, buste e attrezzi da lavoro per i clean-up e per futuri progetti volti alla sensibilizzazione e alla tutela ambientale.

Noti una differenza nelle coscienze delle persone sul tema ambiente da quando eri piccolo ad oggi?

Ho superato i trent’anni e mi sembra che l’opinione pubblica si sta indirizzando finalmente verso una migliore gestione dei problemi ambientali, sia perché sono chiari ed inconfutabili gli errori del passato, sia perché si percepisce forte, soprattutto nei più giovani e se guardiamo al grande fenomeno sociale partito dagli sforzi della giovane attivista Greta Thunberg, un rinnovato senso di appartenenza al pianeta ed alla natura.
Inoltre l’ “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” delle Nazioni Unite si sta proprio impegnando anche in questo senso, e questo, in tempi di incertezza e sfiducia verso le istituzioni, è fortemente incoraggiante.
Ora la sfida è far sì che queste vibrazioni positive coinvolgano ed abbraccino con compassione ed in maniera pacifica le generazioni precedenti, nelle quali a volte si manifesta forte la resistenza al cambiamento, anche se positivo.
Lo sappiamo, cambiare fa male, è difficile, ma se si cambia in meglio, se si decide di assumere la piena responsabilità della propria esistenza, dopo si può solo essere felici e grati a se stessi per lo sforzo fatto.

Cosa ti ha spinto a scendere con “Voglio un mondo Pulito”? E come ne sei venuto a conoscenza?

Ho conosciuto Il presidente di Voglio un mondo pulito, il mio caro amico Ciccio Ronca, nelle attività della Soka Gakkai, l’ho visto muovere i primi passi sui social, passi che hanno poi generato questo meraviglioso movimento.
Lui mi ha molto incoraggiato, con il suo esempio, in primis ad aggiustare le mie pratiche quotidiane di rispetto per l’ambiente fino a che mi sono detto, che pure essendo un uomo molto impegnato, potevo e dovevo partire dal posto in cui vivo, potevo e dovevo partire dal basso piuttosto che stare a lamentarmi dei “potenti”, delle multinazionali e della politica, potevo soprattutto passare qualche ora in meno al mese sul divano a lamentarmi e qualche ora in più a darmi da fare con gli altri ragazzi in strada, nel mondo che è la casa di noi tutti.
E vi garantisco che il senso di soddisfazione nel farlo è davvero gigantesco.

Anthes Aliberti

Sogni per il futuro?

Obiettivi e progetti personali ce ne sono molti.
Ognuno di essi è comunque nutrito dalla medesima speranza, la speranza di poter portare una prova concreta alle generazioni future, un vero e proprio testamento di tutto lo sforzo che molti di noi stanno facendo per dare loro un mondo in cui possa dirsi bello vivere.

Concludo ringraziandovi di cuore con un proverbio dei nativi americani a me caro che, pressappoco, recita così:

“Non ereditiamo la terra dai nostri antenati. La prendiamo in prestito dai nostri figli.”


Grazie.

Come faccio a dare una mano?

“Ci sono tante piccole cose che si possono fare nel quotidiano e, al contrario di quanto si possa pensare risultano efficaci sul lungo periodo. Ad esempio, evitare di comprare imballaggi inutili, portare con sé una borraccia, chiedere bicchieri di vetro e senza cannuccia al bar, evitare posate monouso… insomma, evitare tutto ciò che non è indispensabile. Nonostante la delicata situazione causata dall’emergenza coronavirus dobbiamo comunque ragionare su ogni nostro gesto perché ci sono azioni di spreco che non trovano giustificazione neanche nelle norme igieniche.”

Continuate a seguirci sui nostri social e sul sito per avere altri consigli green ed ecocompatibili.

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